Weekend discografico. In streaming gli album di Muse, Planningtorock, Imagine Dragons, Paolo Conte e altri

La nostra consueta news che riassume le uscite del week-end discografico. In streaming gli album di Muse, Planningtorock, Imagine Dragons, Paolo Conte e moltissimi altri

NB: salvo quando diversamente indicato, trovate l’ascolto Spotify di ogni disco citato nella relativa pagina album. Potete inoltre consultare gli editoriali pubblicati finora. Attualmente abbiamo quelli del 2 novembre, 26 ottobre, 19 ottobre, 12 ottobre, 5 ottobre, 28 settembre, 21 settembre, 14 settembre, 7 settembre, 31 agosto, 27 luglio, 20 luglio, 13 luglio, 6 luglio, 29 giugno, 22 giugno, 15 giugno, 8 giugno, 1 giugno, 25 maggio, 18 maggio, 11 maggio, 4 maggio, 27 aprile, 20 aprile, 13 aprile, 6 aprile, 30 marzo, 23 marzo, 16 marzo, 9 marzo, 2 marzo, 23 febbraio, 16 febbraio, 9 febbraio, 2 febbraio, 26 gennaio, 19 gennaio e del 12 gennaio.

Dopo la speciale puntata post-Halloween con la conduzione affidata a Stefano Solventi in cui si è parlato di David Lynch e Angelo Badalamenti, Prodigy e Vince Staples e altro ancora, tra cui lo splendido ritorno di Marianne Faithfull, questo weekend non vi darà tregua né in termini di quantità né di qualità e di varietà delle uscite. Togliamoci subito due dentoni, due uscite discografiche dagli ingombri formato major che rientrano in economie di airplay e mercato, con le quali non siamo mai stati troppo in sintonia. Non una questione di barricata, tantomeno ideologica, è semplicemente il fatto che gente come Muse e Imagine Dragons anche con questi ultimi lavori in cuffia – Simulation Theory e Origins – non rispondono ai propositi di mentalità, ricerca e urgenza che pretendiamo da una proposta artistica. Tutto è prodotto, tutto è spettacolo, la musica deve emozionare e non siamo tutti uguali, e certamente non vi è dubbio su questo. Prendete i Prodigy: cosa li distingue da storiche band che ripetono all’infinito uno schema, aggiornandolo di volta in volta ai paradigmi e alle tecnologie che nel frattempo si sono diffuse sul mercato? Lo abbiamo scritto in sede di recensione, la risposta è “nulla”, ma un distinguo lo possiamo comunque tracciare: c’è senz’altro un differenza tra chi propone e ripropone cocciutamente una formula facendo capo a una tradizione a un percorso di coerenza con radici provenienti da questo o quell’undeground, e chi piazza la propria musica come piazzerebbe un titolo azionario (sul borsino dell’airplay radiofonico più comfort zone o ancorandosi a una gloriosa tradizione di prosopopea rock/synth), con l’algoritmo che ne predice il grado di fiducia degli investitori, con il soddisfatti e il non rimborsati garantito dalla velocità e dalla sostanziale gratuità dello streaming e delle views. ecc. Insomma, queste musiche, quando decidiamo di occuparcene, ci piace stroncarle, farci sopra del sarcasmo (che ne dite della Simulation Theory che vedrebbe i Queen alle prese con un remix di Somewhere in Time?) ma anche non perderci troppo tempo, ecco. Perché in fin dei conti quel che diremmo lì sono i tanti motivi per i quali è doveroso guardare oltre.


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Andando al sodo: recupero necessario dalla settimana scorsa è Dionysus, l’album che ha segnato il ritorno dei Dead Can Dance,disco accolto bene un po’ ovunque che da queste parti ha trovato qualche resistenza in più, niente di grave ma sostanzialmente l’appunto si risolve nei limiti della versione oratoriale del mito ellenico proposta dal duo, che ci è sembrata un poco artefatta, troppo di maniera, all’interno di un percorso artistico che si riavvita attorno al loro album più venduto Into The Labyrinth. Questioni di lana caprina direte, ma qui il tentativo, e il giustificativo forte, è lo stimolo al rapporto dialettico attorno alla musica, la recensione come occasione di confronto, con l’ascolto attivo nelle orecchie che trova punti di contatto e sutura come, viceversa, di attrito e alzate di sopracciglio tra chi legge e chi ha scritto.

C’è tanta buonissima elettronica questo WE: c’è Vessel che ritorna alla grande con un “album da camera elettronica”, mica con un disco da canonico producer che fa i beat, colora gli ambienti e lo fa attaccandosi a questa o quella scena e suggestione; qui parliamo di compositore e di componimenti ispirati dall’opera di una pittrice. Roba ricca, dalle dinamiche molto varie e interessanti. Il disco, segnatevelo, è Queen of Golden Dogs. Altro personaggio che vince sempre a mani basse è Objekt, e il suo Cocoon Crush richiama a più livelli il discorso giapponese legato al grime (il sino-grime) per allungarlo nelle maglie di quello che sembra il suo Incunabula per il 2018, ispirato in egual misura dalla Yellow Magic Orchestra e dal techno pop dei Kraftwerk, il tutto sparato su schermo con la traslucida cinematica spettacolarità delle musiche HD.

Altri due personaggi che si muovono bene su quel lato del grime, ovvero quello che apre prospettive a confini extra, o meglio, cross-nicchia, sono Mr. Mitch (Primary Progressive EP) e il più giovane Bonaventure (Mentor), di cui si è occupato in sede di recensione Nicolò Arpinati. Sempre Arpinati ci parlerà del ritorno di Planningtorock, che con Powerhouse si è fatta influenzare dai confessionali emo di certa trap in voga oggi sfornando il suo album più intimamente pop. A proposito di trap, pop e co., su un piano decisamente più hype-fashionista, alternative, ecc., Tommy Genesis è l’atteso secondo album della rapper sensualona Genesis Yasmine Mohanraj, ovvero colei che è balzata alle cronache qualche annetto fa come la “regina dell’underground rap” e che di recente si è beccata l’endorsement di M.I.A. (che l’ha voluta al Mercedes-Benz Fashion Week del 2017). Attacchiamoci qui il fatto che Caution è l’album di Mariah Carey che vede la produzione di gente come Skrillex e Ty Dolla Sign, e abbiamo un po’ un incrocio generazionale di chi ambiziosamente sgomita per il successo e di chi cerca di tenerselo, rinnovandosi ma mantenendo lo scettro ben in vista.

Rimanendo nella cloud della trap ma aprendo una piccola parentesi “obituary”, questo WE vede l’uscita dell’album postumo di Lil PeepCome Over When You’re Sober (Part Two) – e il contemporaneo annuncio di quello di XXXTENTACION, Skins, con tanto di nuovo micro-singolo in ascolto (tutto ciò pare un raschio del barile in piena regola, date un occhio ai dettagli al link). E rivolgendoci infine sulle sponde italiche di questo intorno di musiche abbiamo il ritorno di Salmo con Playlist, album fiacco recensito da un Luca Roncoroni che ne evidenzia alcune contraddizioni.

Passiamo alle chitarre. Del Jon Spencer solista non vi avevamo ancora detto: si intitola Spencer Sings The Hits e se non fate troppi scomodi paragoni con la Blues Explosion, potreste anche trovarci del buono (perché c’è). Anche J Mascis si va vivo in vesti soliste con Elastic Days (recensione di Stefano Capolongo in arrivo). Poi abbiamo i Punkreas che pubblicano l’EP Instabile, secondo e ultimo episodio del racconto iniziato nove mesi prima con Inequilibrio, mentre s’intitola Hated: 2008-2011 la raccolta delle prime produzioni – outtake, demo ecc – targate The Men. Molti i riflettori puntati sulle boygenius, trio composto da Julien Baker, Phoebe Bridgers e Lucy Dacus che va a infilarsi in quel prolifico segmento del revival dei 90s da cameretta tutto intimismo e indie rock. L’EP è semplicemente intitolato boygenius e promette bene.

Il weekend vede anche l’uscita dell’album postumo di Charles Bradley, Black Velvet, di cui ci parla Andrea Murgia in toni decisamente positivi. Ed anche di The Fall And Rise Of Edgar Bourchier And The Horrors Of War, il disco frutto della collaborazione tra Mick Harvey e Christopher Richard Barker, ci viene raccontato da Valentina Zona in termini altrettanto lusinghieri. Scuro e ambientale, concreto e dronante, l’esordio di Randall Dunn, Beloved. Rendall è uno che ha collaborato con calibri come Sunn O))), Tim Hecker, Six Organs of Admittance e tutto questo si sente nei solchi di questo interessante lavoro, il secondo peraltro ad ispirarsi alla pittura in questo fine settimana. Declinato su queste sponde è anche ÄÄNET, l’album di debutto di Ilpo Väisänen dei Pan Sonic sotto l’alias I-LP-ON, una dedica al compianto Mika Vainio, scomparso il 12 ottobre 2017 all’età di 53 anni. Per chi ha invece voglia di re-immergersi negli ambienti off-tutto degli Shit & Shine Bad Vibes è un disco (il 12esimo?) che li ritrova putridi e fascinosi come ce li ricordavamo. Anche dal continuum elettronico britannico c’è da segnalare qualcosa di piuttosto interessante, un prequel per l’esattezza: Ashley Road Sessions 88-94 è una compilation di seminali tracce deep/dub composte dalle leggende di Bristol Smith & Mighty. Per chi avesse voglia di calda, avvolgente, ambient music è tornato anche Will Long con lo storico alias Celer. Memory Repetitions è un lavoro lunghissimo, ben due ore e 37 minuti divisi in cinque tracce.

Tracklist