NB: salvo quando diversamente indicato, trovate l’ascolto Spotify di ogni disco citato nella relativa pagina album.
Sembrava un weekend di quelli tranquilli, un po’ in scarico dopo un mese di uscite continue ed abbondanti a tutti i livelli, dai modernismi in technicolor di Beck e St. Vincent alle fumose canzoni tomwaitsiane di King Krule allo svacco di Courtney Barnett / Kurt Vile, passando per il pop da FM radio di Jessie Ware, scorrendo le attese ristampe di The Queen Is Dead degli Smiths in versione super deluxe o la nuova versione dell’iconico Listen Without Prejudice del compianto Michael, e mettiamoci anche i 90s che rivivono benone nei Bully e pure la colonna sonora di Stranger Things Season 2, giusto perché di synth analogici non ne abbiamo ancora abbastanza.
In pratica, sembrava uno di quei fine settimana con la nebbia, né caldi né troppo freddi, in cui vi avremmo raccontato del ritorno un po’ deludente dei Weezer con il super prodotto Pacific Daydream e, in ambito italiano, dell’Infedele di Colapesce. Un po’ di curiosità l’avrebbe destata – e la desta – Milano, album firmato dall’inedito trio formato da Daniele Luppi, Parquet Courts e Karen O (seguito ideale di quel Rome che vedeva la presenza di Danger Mouse, Jack White e Norah Jones) ma, in pratica, apparentemente, nulla di spasmodico o urgente come era accaduto nei weekend precedenti. Poco male, visto che il nostro interesse è spesso, se non sempre, rivolto altrove, alle uscite di nicchia, agli instant cult, eppure ci sbagliavamo di grosso.
Iniziamo dal botto più grosso: ieri Plunge, l’atteso ritorno di Fever Ray, alias di Karin Dreijer, è stato annunciato d’emblée come uscita a sorpresa fissata per la mezzanotte. Ok, quest’estate ci aspettavamo un ritorno alla grande dei Knife, autodichiaratisi in pausa a tempo indeterminato dalla fine dell’ultimo tour, purtroppo però i teaser condivisi tra luglio e agosto hanno portato alla stampa del concert film relativo proprio a quei live (Live At Terminal 5) e non ad un nuovo capitolo discografico. Poco male, davvero, anche perché questo ritorno, anticipato da alcuni orrifici clip, pare di quelli che non ci farà certo rimpiangere il progetto principale.
Proseguiamo con il primo degli assi che avevamo già in mano prima dell’exploit dell’artista svedese: il disco stra-consigliato di questa settimana è Screen Memories, primo lavoro in sei anni del cantautore americano John Maus. Beatrice Pagni lo ha descritto in sede di recensione come una sorta di fratello secchione di Ariel Pink. E infatti, scuro ma meno ostico rispetto al passato, il comeback di questo signore è un revival di autentica bellezza per tutti gli amanti delle sonorità ipnagogiche, chillwave e post-punk, proprio come quelle di Rosemberg (anche lui tornato alla grande quest’anno), eppure con tutti i crismi della cifra personale, autorevole e geniale. Ascoltare per credere.
Il secondo asso va a dimostrare che le novità interessanti sono sempre quelle meno appariscenti: se in questi giorni vi abbiamo parlato del ritorno del progetto Tune-Yards, a fare il paio con l’estro e la veracità del progetto di Merrill Garbus troviamo Parabolabandit, l’album di debutto di Leila Gharib, ovvero Sequoyah Tiger, un disco che Fernando Rennis, in sede di recensione, descrive come un «caos allucinato che ci strappa dalla monotonia quotidiana per connetterci con mondi lontanissimi» e, per tagliare la testa al toro, come «uno dei progetti più interessanti del panorama italiano e internazionale».
Dicevamo più su dell’Infedele di Colapesce come un’uscita attesa sì, ma non tra quelle imprescindibili; eppure, a guardarci bene, parafrasando Antonio Lamorte, «far convivere le melodie di Mogol e le acrobazie sensoriali di Pasquale Panella, raccogliendo l’eredità di Battisti senza banalizzarla» non è proprio roba da tutti né da tutti i giorni. E volendola vedere giusta: Urciullo è tra i veri talenti di questi anni e questo lavoro lo conferma disegnando, senza chiuderlo dentro, un cerchio attorno all’artista, come in un rito ancestrale (sono le parole sempre di Antonio, leggetevi la sua convincente recensione).
Sempre a proposito di cose non ordinarie, e spostandoci sul songwriting e il folk, abbiamo altri due dischi che sono stati entrambi marchiati TOP Album su SA, altri due assi, giusto per rimarcare che il fine settimana minore alla fine minore non lo è affatto: Nafta, il disco di Giacomo Toni che Fabrizio Zampighi elogia in sede di recensione, è un aggiornamento in chiave «piano-punk» del suono cantautorale-jazz del precedente Musica per autoambulanze, l’ennesima (e riuscita) esplorazione dell’universo surrealista, ironico e tagliente del musicista romagnolo, mentre Turn Out the Lights di Julien Baker, nelle parole di Riccardo Zagaglia, è una nuova raccolta di drammatiche sad-songs dal grande impatto emozionale, che hanno le carte in regola per traghettare l’americana dallo status di icona di culto del giro Bandcamp a nome di rilievo del panorama indie a stelle e strisce.
E se delle Invisibili realtà, album dell’ex-leader e voce del celebre gruppo prog italiano Le Orme Aldo Tagliapietra, ci racconterà a breve Stefano Capolongo, aprendo una parentesi soul, Marco Boscolo descrive in termini piuttosto positivi il secondo disco di Curtis Harding Face Your Fear («Conferma per una delle voci soul più calde degli ultimi anni. Forse il disco che avremmo già voluto due anni fa»).
Su territori elettronici, l’uscita più monitorata dagli addetti ai lavori è quella di Burial sulla NonPlus di Boddika (Pre Dawn / Indoors EP); non da meno, però, quelle relative a Om Unit che torna con il sophomore Self sulla personale Cosmic Bridge, Not Waving con Good Luck (recensione di Luigi Lupo in arrivo) su Diagonal e Helena Hauff con Have You Been There, Have You Seen It, sua prima pubblicazione su Ninja Tune. Senza dimenticare che la Hyperdub di Kode9 torna su territori footwork con l’EP di DJ Tre (The Underdogg), che in ambito waves/disco Country Girl è il nuovo mini del duo Boy Harsher in uscita per Ascetic House e che Moritz Von Oswald & Ordo Sakhna è l’omonimo progetto collaborativo tra l’iconico produttore tedesco e un gruppo di musicisti della Chirghisia di cui vi consigliamo vivamente l’ascolto, se vi sono piaciuti A Hawk And A Hawksaw, i quarti mondi hasselliani e l’opera di Steve Roach.
In coda: sempre oggi esce Scream Above The Sounds, decimo album degli Stereophonics e When I Was Young, EP a sorpresa della cantante electro-pop danese MØ che arriva a tre anni di distanza dal debut album No Mythologies to Follow.
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