NB: salvo quando diversamente indicato, trovate l’ascolto Spotify di ogni disco citato nella relativa pagina album.
Dopo un weekend all’insegna della ricerca musicale al femminile in cui ci siamo entusiasmati per gli album di Melanie de Biasio, Angel Deradoorian (recensione di Stefano Pifferi), Kaitlyn Aurelia Smith e Kelela, questo del 13-15 ottobre è quello che idealmente dedichiamo ai modernisti e ai trasformisti del pop. Parliamo di un trittico di autori i cui rispettivi dischi sono già a rischio top 10 di fine anno, come le loro prove sulla lunga distanza, del resto, sono attese al varco da lungo tempo: da una parte c’è Beck che con Colors ha finalmente trovato la quadra ingranando un pop fresco e contemporaneo passando dal folk e di nuovo alla piroetta (recensione disco-labirintica di Tommaso Iannini), e dall’altra c’è lei, la regina, quella St. Vincent che con Masseduction è pronta per il salto definitivo nel territorio dei grandi della musica, vuoi per bravura ed estro (recensione di Fabrizio Zampighi), vuoi per un contorno di biografismo, relazioni professionali (Byrne) e amorose (Delavigne) e vuoi per un’immagine coordinata che mai come in questo disco gioca con il pop, nel senso anche warholiano del termine. In mezzo ai due bastioni troneggia un ragazzo che Bonaiuti, in sede recensoria, paragona al protagonista di quel famoso fumetto americano. Lui è Archy Marshall, in arte King Krule, e il suo The OOZ è un piccolo grande capolavoro che, senza bestemmiare, potremmo definire burtoniano, così come chiamare in causa le atmosfere da piano bar fumoso del buon vecchio Waits è cosa buona e giusta.
Altro istrionico e debordante personaggio che non si fa riguardo nell’osare e sperimentare tra concetti, tecnologie e generi musicali è l’incontenibile Dan Deacon, che con la colonna sonora di Rat Film ha “suonato” theremin e topi, mentre sempre a proposito di luci fluorescenti e modernità c’è il nuovo album degli Stars intitolato icasticamente There Is No Love in Fluorescent Light (recensione di Stefano Capolongo). Spostandoci di lato sull’elettronica di concetto (e design) Shaneera è non solo il nuovo (mini) album, ma anche l’inedito “evil” alter ego di Fatima Al Qadiri, qui alle prese con una prova che la avvicina molto alle ritmiche (dancehall) e all’estetica malvagiamente coloniale di Elysia Crampton (recensione di Edoardo Bridda).
Sempre modernista, seppur nei suoi inciuci con la classica, è Jeff Mills, che con Lost In Space EP si concede l’ennesima collaborazione con un’orchestra (a proposito, lo avete letto il monografico monstre del nostro Pogliani?), così come lo Special Request di Belief System spinge ancor più in là il concetto che sta dietro alle sue “false memories” da rave perduto, mescolandole con braindance dalle parti della Rephlex, drill’n’bass da quelle di Planet Mu e Warp e aggiungendo generosi mazzetti di jungle, bass, hoover sound, ecc. Ad onor di definizione parliamo dunque di retro-modernismo? Può darsi, ma con una marcia in più, e così è anche per il nuovo lavoro del producer di stanza a Parigi Cubenx. Il suo Fractal City, recensito e marchiato TOP Album da Nicolò Arpinati, è un avvincente mix di industrial-music annichilente, idm cerebrale, ballate ambient e una versione distopica della library più positivista.
Levandoci di torno tutte queste piroette e l’eccentrico portato di alcuni di questi signori, la other side del weekend regala sangue, intimismo e di base ottime soddisfazioni sul lato del songwriting che arrivano sia da due signori che rispondono ai nomi di Robert Plant e William Patrick Corgan sia da una coppia di anime gemelle come Courtney Barnett e Kurt Vile. Il primo, con Carry Fire, propone un blues spumoso e riverberato dal magnetismo circolare che, secondo Zampighi, paradossalmente, potrebbe piacere anche agli shoegazer più intransigenti. Il secondo invece, citando le parole di Elena Raugei, ha forse ritrovato se stesso, nella maniera più semplice possibile. I terzi beh, sono esattamente come te li aspetti. Lotta Sea Lice è «un mash-up con due delle migliori prove in tema alt-rock regalateci dal 2015: b’lieve i’m going down… del buon Kurt e Sometimes I Sit and Think, and Sometimes I Just Sit dell’inafferrabile Courtney» (recensione di Carmine Vitale). Un altro ragazzo con la chitarra da tenere d’occhio è A. Savage, frontman dei Parquet Courts, che con Thawing Dawn debutta da solista anche grazie all’aiuto di una manciata di friends quali Ultimate Painting, Woods, PC Worship, EZTV e Psychic TV. E a proposito di prove soliste, anche King Khan (dei King Khan and the Shrines e King Khan & BBQ Show) pubblica l’album Murder Burgers.
Il weekend è anche Hip Hop con gli immarcescibili Wu-Tang Clan (Wu-Tang: The Saga Continues – recensione di Luca Roncoroni in arrivo) e il prolifico Gucci Mane (Mr. Davis – recensione di Danda Zanoni in arrivo). Dall’Italia invece segnaliamo, un nuovo singolo di Beatrice Antolini, la raccolta dei primi vent’anni di attività di Niccolò Fabi (Diventi inventi 1997-2017 – recensita da Antonio Lamorte) e il nuovo disorientante (per definizione) album dei Johann Sebastian Punk del deus ex machina Massimiliano Raffa, ovvero Phoney Music Entertainment.
Ultimissime dall’elettronica: il sempre bravo Roman Flugel firma il numero 95 della serie curata dal Fabric, Mick Harris, dopo un silenzio durato cinque anni abbondanti, torna con l’alias Fret consegnandoci un ottimo lavoro (recensione di Nicolò Aprinati) e i Mouse On Mars si riaffacciano con un nuovo EP, Synaptics.
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