E qualcosa del genere accade anche nel disco di Angel Olsen. Beninteso, il suo All Mirrors è tutt’altro che rarefatto, anzi, ma nelle sue canzoni prevalgono sensazioni personali universalizzate proprio come nel doppio album dell’artista australiano. In particolare la Olsen ci proietta in un presente cupo che parla con toni drammatici il linguaggio di un pop vintagista sì ma, allo stesso tempo, urgente (recensione di Fernando Rennis). Più bonari, ma solo apparentemente, sono invece i nuovi pezzi dei Wilco, che tornano con un Ode to Joy che sembra accadere nel momento del risveglio dopo una giornata traumatica. Il disco è fatto di ballate che fanno i conti col malanimo e il bisogno di riavviare il motore, la band – quasi del tutto accantonato l’impeto – tesse trame tiepide ricamandole di apprensione e bagliori speranzosi (recensione di Stefano Solventi in arrivo). E questo modo mimetico di tastare il polso al presente lo ritroviamo anche in Magmamemoria, l’esordio su major di Levante, che per Davide Cantire che l’ha intervistata in questi giorni, fa centro. È probabilmente il miglior lavoro della cantautrice siciliana, sicuramente il più maturo, ma è anche il più consapevole, capace cioè di valorizzare appieno i punti di forza e in cui anche quelli che erano i suoi lati più criticabili in passato vengono dosati e contenuti.
Anche Carla dal Forno è una in grado di sciogliere un turbine di sensazioni e complessità emotive in semplici pennellate pop: accade oggi come non mai nel suo ritorno sulla lunga distanza, Look Up Sharp, un disco che la vede alle prese con la maturità artistica attraverso un sound più rotondo e morbido. Un lavoro che racconta una crescita, ma anche, forse, l’inevitabile perdita dell’innocenza (recensione di Valentina Zona). Maturo ci è sembrato anche il sound che hanno raggiunto i DIIV in questa nuova prova. Deceiver, terzo album per la band americana, ce li mostra parchi delle chitarre jangle-dreamy dei primi tempi, eppure Zachary Cole Smith e compagni sembrano aver trovato una – solida – quadra abbracciando stilemi 90s ma non solo (recensione di Riccardo Zagaglia). Sempre sull’ultimo decennio del secolo scorso si concentrano i Wives (So Removed) con il loro piglio scazzato a metà strada tra grunge USA e pop chitarristico UK (recensione di Andrea Macrì in arrivo). A proposito di decenni precedenti, è proprio in luoghi situati a metà strada tra gli 80s e un futuro inconoscibile che fluttuano i Chromatics, usciti qualche giorno fa a sorpresa con Closer to Grey; un lavoro in cui i Nostri «restano molto bravi nel dosare cupezza e orecchiabilità […] probabilmente anche in virtù dell’attività di Jewel nel campo delle colonne sonore», come ha modo di sottolineare Elena Raugei in sede di recensione..
Dall’Italia i dischi importanti non mancano: c’è l’ottimo ritorno de I Quartieri, che dimostrano con ASAP come la fame da hit sia qualcosa di inutile e dannosa per il vero pane quotidiano del cantautorato (recensione di Beatrice Pagni), e ci sono le altrettanto valide prove di Jennifer Gentle (con l’omonimo Jennifer Gentle) e Julie’s Haircut (In The Silence Electric) nelle quali la psichedelia è solo un punto di partenza e non di arrivo. In attesa del nuovo album, Dente torna con una nuova anticipazione, Adieu, in cui si avverte maggiormente il suo ritorno a forme già consolidate in passato, dove l’obiettivo è cercare di dimenticare il passo falso di Canzoni per metà. Sponda trap, arriva Burrocacao rosa, il singolo di Young Signorino, il cui videoclip ha già oltrepassato le 200mila visualizzazioni sul tubo, in attesa dell’EP (25 ottobre).
Altri dischi del weekend: Ariel Pink e Royal Trux (Pink Stuff), e la soundtrack ufficiale di Joker, firmata da Hildur Guðnadóttir, già autrice dello score di Chernobyl e apparsa anche nel recente Life Metal dei Sunn O))).
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