Weekend discografico. In ascolto Franco Battiato, Foals, Battles, Mark Lanegan, Matana Roberts e altri

Weekend discografico che inizia con il groppo in gola. Anticipato dall’unico e omonimo inedito presente in scaletta (fatto ascoltare in anteprima a Che Tempo Che Fa e poi diffuso in radio), Torneremo ancora è l’album di Franco Battiato che ne conclude degnamente un’indimenticabile carriera. Come ha recentemente dichiarato il manager del cantante, Franz Cattini, «non c’ è più nulla nei cassetti» e pertanto la sua carriera discografica si conclude qui, con un disco registrato assieme alla Royal Philharmonic Concert Orchestra diretta dal maestro Carlo Guaitoli nel 2017 che ne ripercorre i brani di repertorio più significativi, tra cui non potevano mancare E ti vengo a cercar, Prospettiva Nevsky, La cura e L’era del cinghiale bianco.

A proposito di celebrazioni esce oggi Anniversary: 1978 – 2018 Live In Hyde Park, film e live album relativo al concerto che i Cure hanno tenuto lo scorso anno presso il celebre parco londinese in occasione dei quarant’anni dall’uscita del loro primo singolo, Killing An Arab. E sempre rimanendo in tema di icone del rock, a farsi vivo questo fine settimana c’è anche un insolito Mark Lanegan. Somebody’s Knocking potremmo vederlo come il suo disco wave rock anni ’80, o un omaggio nei confronti della musica con la quale è cresciuto, ma è anche una prova, scrive Valentina Zona in sede di recensione, prodotta da un’anima inquieta, ancora alla ricerca di nuove strade da percorrere e fors’anche di sé stessa. E se il buon Lanegan può risultare un po’ (auto)indulgente, altrettanto non possiamo dire degli svedesi Refused che tornano a quattro anni dal loro ritorno sulle scene con un disco altrettanto radicale e urgente, politico e politicizzato che, non a caso, si intitola War Music.

Chi invece il presente sembra mimarlo in un un caleidoscopio senza né capo né coda di scintillanti brandelli di musica esplosa e bozzoli latin soul, così come rap, come world e psych, sono i Battles di Juice B Crypts, qui ridotti a duo ma non per questo meno massimalisti, anzi (recensione di Edoardo Bridda). Altra compagine che va dritta per la sua strada sono i clipping., e dunque dal math rock 3.0 passiamo all’horror-core e a un rap che più scuro non si può. Di There Existed An Addiction To Blood, questo il programmatico titolo del loro disco, parla in termini a dir poco entusiastici Beatrice Pagni. Vi lasciamo alle sue parole, per introdurvi poi la critica a un’altra prova discografica piuttosto attesa: Everything Not Saved Will Be Lost – Part 2 dei Foals, disco che Fernando Rennis descrive come più ruvido del suo gemello e meno imprevedibile dal punto di vista sonoro. Una prova non indimenticabile ma nemmeno definitiva per gli oxoniensi, che qui riprendono il lato più chitarristico e corrosivo del loro sound.

Ritornando ancora su territori rock: EXIT | ENFER è il sesto album solista di Massimiliano Larocca, che trova la quadratura tra passo narrativo e dimensione sonora, scrive Solventi. Prodotto da Hugo Race, impreziosito dalla presenza di Howe Gelb, Enrico Gabrielli e Don Antonio, è un disco che prende vita tra folk blues che sembrano trasformarsi continuamente nel fantasma futuribile di loro stessi. Sempre di radice blues parliamo con i varesini There Will Be Blood, che si riaffacciano con Beyond e una formazione allargata a cinque elementi. La loro è una miscela che fa proprio un misto di country e r’n’r attraversando un immaginario visivo anche western. Virando sul folk scuro della Kranky dei 90s, interessante è anche Shameful Tomboy, il nuovo album della cantautrice queer italiana R.Y.F. che sviluppa un personale sound gotico e riesce a evocare contemporaneamente le paludi della prima stagione di True Detective e la bassa emiliano-romagnola (recensione di Nicolò Arpinati).

Sul lato elettronica questo WE abbiamo l’atteso ritorno di Floating Points con Crush ma anche quelli di DJ Spinn per quanto riguarda il footwork (Da Life EP), Jacques Greene sulla cresta di un’elettronica che flirta con r’n’b e jazz (Dawn Chorus) e Joy Orbison su declinazioni più future garage e trip hop, eppure paragonabili per stratificazione ed eleganza (Slipping EP). A chiudere il cerchio troviamo la rave memorabilia di AQXDM (Infrared EP) e le incursioni in HD di Toh Imago (Nord Noir).

A proposito dei summenzionati incroci tra r’n’b e jazz, allargandoci a synth-pop e hip hop – avete presente i  BadBadNotGood? – troviamo Do You See The Falling Leaves? dei norvegesi Broen, di cui si è occupata Elena Raugei, ma su queste musiche il disco del WE per eccellenza è  Coin Coin Chapter Four: Memphis di Matana Roberts, che con il quarto capitolo dell’opus approda a Memphis e rievoca le traversie della nonna della stessa Roberts per farsi narrazione fluviale, avant-jazz e molto altro (recensione di Stefano Pifferi).

Altre uscite del WE: Nils Frahm (All Encores), Patrick Watson (Wave), Corridor (Junior), Caroline Polachek (Pang), Jimmy Eat World (Surviving), Ketama126 (KETY), Ferro Solo (Almost MIne: The Unespected Rise And Sudden Demise Of Fernando Part II), Vagabon (Vagabon).

Precedenti editoriali: 11 ottobre, 4 ottobre, 27 settembre, 20 settembre, 13 settembre, 6 settembre, 30 agosto, 23 agosto, 16 agosto, 9 agosto, 2 agosto, 26 luglio, 19 luglio, 12 luglio, 28 giugno, 21 giugno, 14 giugno, 7 giugno, 31 maggio, 24 maggio, 17 maggio, 10 maggio, 3 maggio, 26 aprile, 19 aprile, 12 aprile, 5 aprile, 22 marzo, 15 marzo, 8 marzo, 1 marzo, 22 febbraio, 15 febbraio, 8 febbraio, 18 gennaio, 25 gennaio e 1 febbraio.

18 Ottobre 2019 di Edoardo Bridda
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Tour di Mark Lanegan Tutto il tour
  • Nov
    27
    2019
    Milano (MI)
    Fabrique
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