Migliori album del 2013. I candidati

A giochi praticamente fatti, una lista di papabili candidati per i primi posti della classifica 2013. Spiccano i grandi ritorni ma anche le giovani conferme e qualche esordio da non sottovalutare.

Si avvicina la fine dell’anno e per molti, visto l’andazzo del mercato discografico di quest’ultimo mese, i giochi sono praticamente fatti. Sta di fatto che la Classifica SA varia a seconda del voto di redazione e staff e tutti noi abbiamo bisogno ancora di un po’ di tempo per recuperare gli album dell’annata ed anche per ricalibrare i giudizi sui dischi da noi stessi recensiti. Eccovi una lista di papabili candidati per i primi posti della classifica 2013.

Daft Punk - Random Access Memories

Daft PunkRandom Access Memories

A ben otto anni di distanza da Human After All, anticipato dal singolo Get Lucky con feat. Pharrell Williams e Nile Rodgers, Random Access Memories segna, assieme a quello di David Bowie, il ritorno più atteso dell’anno. Le tredici tracce pubblicate tramite Columbia Records / Daft Life Limited, vedono il duo parigino esplorare tutto un immaginario pre-house tra disco music e memorabilia moroderiana. Ad ascoltarlo in anteprima per noi Gabriele Marino che, direttamente dagli studi della Sony, ci racconta che “Thomas e Guy-Manuel tributano ancora una volta i propri miti, fanno ancora una volta i compiti a casa, studiano i grandi per scoprire cos’è che fa ancora battere il cuore e girare il mondo, si mettono davanti alle loro Gioconde e copiano come sanno. Solo che stavolta, invece di mimare ed evocare, i miti li convocano proprio fisicamente“.

 

David Bowie - The Next Day

 David BowieThe Next Day

E’ sicuramente il ritorno discografico più atteso degli ultimi anni, quello del Duca Bianco. Pubblicato a marzo in versione originale e il 5 novembre in edizione extra, The Next Day mantiene le promesse e rinfocola il mito del cantante britannico. Per Stefano Solventi è un grande album senza mezzi termini.  “È rock confezionato calando sul piatto una gragnola di espedienti, schegge citazionistiche comprese. Eppure non sembra mai un gioco gratuito, e per il più semplice dei motivi: le canzoni hanno forza, reclamano senso e urgenza, arrivano al punto sulla spinta di una lucidità rinnovata“.

 

Kanye West - Yeezus

 Kanye WestYeezus

A tre anni di distanza da My Beautiful Dark Twisted Fantasy, l’album che lo ha consacrato presso la critica internazionale, Kanye West cerca di cambiare rotta con un disco radicalmente differente. Chiamando a sé una girandola di producer, tra i quali spiccano anche i Daft Punk, il rapper allarga l’indagine mainstream hip hop su terreni altri quali l’acid house, glitch, techno, EDM e l’industrial di marca Nine Inch Nails. Luca Falzetti riporta nella recensione: ” la strategia di non-promozione utilizzata che sposa uno stile spoglio e oscuro, una sottrazione (anche dal pubblico) data dall’assenza di artwork, singoli o video di lancio, affidata soltanto “a 66 proiezioni di brani su edifici sparsi in varie città del mondo“.

 

reflektor

Arcade FireReflektor

Se David Bowie e Daft Punk rappresentano i ritorni più attesi a livello di mitologia contemporanea del 2013, gli Arcade Fire, con Reflektor, confermano il loro status di ambiziose rockstar planetarie. Un album ricco di riferimenti e citazioni ma soprattutto un caso discografico che, a livello di promozione, fa praticamente storia a sé. Il campo d’azione della tracklist del resto è enorme: si va dalla disco di marca DFA di James Murphy (produttore del disco) al classico wave rock per il quale lo stesso Bowie si è innamorato di loro dieci anni fa. Non stupisce pertanto sentirlo nei cori del brano omonimo. “Più che un semplice “reflector”, dunque, il quarto disco degli Arcade Fire sembra una stanza degli specchi da cui è quasi impossibile uscire“, afferma Fabrizio Zampighi nella recensione più letta dell’anno.

 

Flaming Lips - The Terror

Flaming LipsThe Terror

Prodotto da Dave Friedmann, The Terror – se si escludono collaborazioni e progetti di varia natura – segna il ritorno dei Flaming Lips dai tempi di Embryonic. Alla domanda retorica “Perché avremmo creato una musica del terrore?”, Wayne Coyne ha dichiarato di “non volere veramente sapere la risposta”. Stefano Solventi lo riassume così: “The Terror resta un’altra tappa importante del patafisico percorso flaminglipsiano verso la loro personalissima idea di pop assoluto“.

 

The Knife The Shaking The Habitual

The KnifeShaking The Habitual

Shaking The Habitual, pubblicato l’8 aprile 2013, segna il ritorno del duo The Knife a sette anni di distanza da Silent Shout. L’album, anticipato dai due singoli – e relativi videoclip – Full Of Fire (27 gennaio) e A Tooth for an Eye (8 marzo), è un concept che affronta temi come la sessualità, il potere e la gerarchia. Nelle parole di Edoardo Bridda rappresentaun banco di prova considerevole, anche solo per il coraggioso minutaggio e la lunghezza complessiva del lavoro“, mentre proprio dalla viva voce dei gemelli Dreijer – contattati al telefono da Massimo Rancati – apprendiamo che l’obiettivo dichiarato dietro al disco si concentra su alcune strategie per creare musica politica oggi.

 

Disclosure - Settle

DisclosureSettle

Anticipato dai singoli You & Me, White Noise e When A Fire Starts to Burn, e pubblicato su Universal il 3 giugno, Settle sigla il fulminante esordio del duo britannico Disclosure. L’album fonda il suo successo su una serie di killer track per il dancefloor a base di garage house e soul, anche grazie a una serie di ospiti che si avvicendano al canto tra cui Jessie Ware, Aluna George e London Grammar. Il bipolarismo garage tra intelligence inglese e istintività statunitense permea tutto il disco“, afferma Dario Moroldo nella sua recensione.

Akkord

AkkordAkkord

Se la Houndstooth è sicuramente l’etichetta dell’anno per quanto riguarda la ricerca elettronica tra ritmi e ambienti – ne abbiamo parlato approfonditamente in uno speciale lo scorso ottobre – il duo di Manchester Akkord è sicuramente la sua punta di diamante. Non solo: il lavoro omonimo è un affascinante viaggio nei continuum reynoldsiani – leggi: techno, dubstep, jungle – tra i più intensi di quest’anno, anche a livello internazionale. Nella recensione, Edoardo Bridda ne parla nei termini di una “bestia oscura, innamorata tanto delle geometrie arcane, quanto di speleologiche discese negli abissi“. Akkord è un album che non è stato pensato per il club, ma che dal dancefloor esala amianti, cadaveri, mostri e navicelle spaziali.

 

Fuck-Buttons-Slow-Focus-review

Fuck ButtonsSlow Focus

Primo  album completamente prodotto in casa da Andrew Hung e Benjamin John Power, nel loro Space Mountain Studio, Slow Focus è il seguito di Tarot Sport, nonché il terzo disco del duo britannico. La formazione ha dichiarato (in un’intervista telefonica concessaci la scorsa estate) di essersi semplicemente resa conto di approcciare la musica dal punto di vista della produzione e che “cercare suoni e ritmi, è produzione anch’essa“. Con gli album precedenti, il duo ha acquisito tutte le conoscenze tecniche necessarie per registrare un disco in proprio. “Eravamo finalmente pronti per farlo“, ci hanno detto i Fuck Buttons. In sede di recensione, Gaspare Caliri parla del gruppo nei termini di un duo che conosce bene i trucchi del mestiere ed oggi vive nei dettagli, più che nelle impennate noise.

 

Vampire Weekend - Modern Vampires Of The City

Vampire WeekendModern Vampires Of The City

Copertina del nostro magazine di maggio, i Vampire Weekend, con Modern Vampires Of The Citysiglano il loro terzo lavoro. Un album che può essere riassunto come il classico disco della maturità, l’ideale terzo episodio che segue l’omonimo debutto del 2008 e Contra del 2010. Alessandro Liccardo lo descrive come “un viaggio dell’anima, un album “rotondo” in cui tutti gli elementi sono collegati tra loro e operano in simbiosi“. Dopo l’intervista con il portavoce della band, Rostam Batmanglij, Alberto Lepri ci ha riportato che la formazione e, in particolare, Ezra e Rostam “non hanno mai lavorato così a lungo e così a stretto contatto“, con quasi un anno trascorso solo scrivendo e impostando le recording session per ogni canzone.

 

mia-matangi

M.I.AMatangi

Pubblicato il 5 novembre via Virgin, e successore di Maya, Matangi è il quarto attesissimo lavoro di M.I.A. L’uscita del disco è stata anticipata da tre singoli piuttosto diversi tra loro: Bad GirlsBring The NoiseCome Walk With Me. Al lavoro sull’album, infatti, c’è una schiera di producer, tra i quali un David Taylor (Switch) già al lavoro con la cantante. “…ci troviamo di fronte a un album senza troppi compromessi, fatto di tanti spigoli e che quando vede un ostacolo non lo evita, bensì ci si schianta contro per poi tornare in retromarcia sui detriti“, racconta Luca Falzetti in recensione.

 

silence yourself

SavagesSilence Yourself

La descrizione che Antonio Laudazi dà del fenomeno Savages nella sua recensione è la più appropriata per iniziare il discorso. “Talvolta un prodotto musicale somiglia a una formula alchemica; combinazione più o meno casuale, nella quale, ad un certo punto, alcuni elementi instabili si miscelano dando luogo all’ultimo fragoroso hype del momento“. L’esordio di queste quattro ragazze inglesi è un condensato di convincente post-punk pubblicato in un anno dove il genere sembrava non poter più stupire con nuovi eroi ed eroine.

 

Chvrches - Bone Of What You Believe

ChvrchesThe Bones of What You Believe

Un vincente misto di indie, elettropop e synth-rock per il trio di Glasgow all’esordio, che capitalizza il successo dei singoli usciti a partire dal maggio 2012 e raddoppia con nuove killer track sotto una produzione cesellata anche grazie all’aiuto di Iain Cook-Rich Costey, già al lavoro con i Nine Inch Nails. Massimo Rancati, nella recensione, afferma: “Godiamoceli senza mezzi termini questi Chvrches, finché durano, ovvero finché le canzoni non si rovineranno per i troppi ascolti. È il loro anno“.

 

Chance-The-Rapper-Acid-Rap

Chance The RapperAcid Rap

Secondo mixtape dopo 10 Days, Acid Rap è l’album con il quale Chancelor Bennett, ribattezzatosi Chance The Rapper, si è fatto conoscere al mondo, tanto da finire in molte liste di fine anno. Il Nostro è un ragazzo appena ventenne, che dimostra personalità nonché un’innata sensibilità romantica e un flow di livello dalle molte sfaccettature black, ci racconta Davide Nespoli nella recensione. All’interno della nuova generazione di rapper che, in un modo o nell’altro, è cresciuta con il mito o la presenza ingombrante della Odd Future, Bennett è una promessa e forse qualcosa in più.

 

Zomby - With Love

ZombyWith Love

Terzo lavoro e sintesi di un percorso artistico, per il misterioso producer britannico ora di stanza a New York che risponde la nome di Zomby. With Love è una sorta di selected ambient works aphexiano per gli anni 10, “un lavoro sospeso tra ritmi da continuum raynoldsiano e atmosfere“, scrive Edoardo Bridda in sede di recensione. Un album che trova la propria antemica, l’hook melodico in negativo (If I Will) o il piacere di una traccia jungle.

 

Jon Hopkins - Immunity cover

Jon HopkinsImmunity

Dopo aver pubblicato un album con il folkster scozzese King Creosote (Diamond Mine), Jon Hopkins, collaboratore di lungo corso di Brian Eno e Coldplay, pubblica il quarto disco, Immunity, ispirandosi all’arco temporale di un’epica nottata. Il disco sperimenta le più aggressive ritmiche dancefloor utilizzate finora dal musicista, al fine di acquisire stati di euforia tramite la musica. Il successo era annunciato, come si legge nella recensione di un Edoardo Bridda che lo promuove con qualche piccolo riserbo.

 

my bloody valentine mbv

My Bloody ValentineMBV

Dopo eterni rimandi, il 2013 segna un altro grande ritorno, quello dei My Bloody Valentine. “Mbv sembra il secondo disco della sigla MBV, quello che non è mai esistito, tra Isn’t Anything e Loveless“, afferma Gaspare Caliri nella recensione, ed è forse questo il miglior sunto di un comeback che non tocca i vertici artistici della carrirera di Kevin Shields e co., ma si dimostra all’altezza del mito che la band si è costruito negli anni, sia discograficamente, sia tornando a calcare i palchi.

 

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King Krule6 Feet Beneath the Moon

Archie Marshall ha incantato per anni la blogosfera sotto gli alias di Zoo Kid e Kid Krule. 6 Feet Beneath the Moon è l’atteso debutto lungo, una conferma per il giovane (classe 1994) ma già maturo cantautore, sospeso tra jazz, suggestioni elettroniche e coltri di fumo notturno. “C’è qualcosa di incredibilmente misterioso nelle linee vocali dall’accento cockney” di Marshall, afferma Riccardo Zagaglia a proposito di un disco davanti al cui universo testuale-sonoro “non si può rimanere indifferenti“. 

 

Danny-Brown-Old

Danny BrownOld

Il rapper nativo di Detroit consegna il terzo album in studio con la produzione di A-Trak e la partecipazione di  Schoolboy QPurity Ring, Rustie, Charlie XCX, Freddie Gibbs, A$AP Rocky e Ab-Soul. Gianluca Carletti ce ne parla come di “un personaggio frutto di un’alchimia rara, […] non solo il perfetto esempio di weirdo rap che piace ai lettori di Pitchfork, ma anche l’unico rappresentante di un discorso che non si riduce a essere un semplice hipster wanna-be Ghostface“.

 

boards of canada - tomorrow top recensioni

Boards Of CanadaTomorrow’s Harvest

Nel 2013, vederli tornare dopo le colorate incursioni di The Campfire Headphase e Geogaddi con un videoclip da deserti dopo bomba H e un titolo come Reach For The Dead, dà l’impressione che tutto, attraverso un movimento ellittico durato tutti i Duemila, torni all’idea iniziale, a quest’enigma di diciassette episodi, come ai vecchi tempi“. Con queste parole Edoardo Bridda accoglie un altro dei grandi ritorni dell’annata, una conferma decisa di un duo entrato nella storia ma che ancora riesce a suonare vivo e scartarsi rispetto a uno stile tra i più influenti della musica elettronica degli ultimi anni.

 

Still Smiling

Blixa Bargeld, Teho TeardoStill Smiling

Nei dodici brani in scaletta, l’imponenza mitteleuropea è la prima cosa che salta all’occhio, secondo Fabrizio Zampighi. Still Smiling rappresenta il prevedibile ma in un certo senso inaspettato successo per la coppia formata dall’ Einstürzende Neubauten Blixa Bargeld e il soundtrack maestro (ma non solo) Teho Teardo. “L’attualità discografica non potrebbe essere più lontana“, leggiamo in una recensione che definisce questo disco come qualcosa che “suona come quasi più nulla è in grado di suonare“. Nell’intervista concessa a SA, dopo l’uscita dell’album, Bargeld ha parlato a ruota libera di “canzoni che seguono le leggi della logica aristotelica” ma anche di un “creare vocalizzi, come se fossero overdub“.

 

machinedrum - vapor city

MachinedrumVapor City

Dopo le collaborazioni (Jimmy Edgar e Praveen Sharma per Jets e Sepalcure), Machinedrum, ovvero Travis Stewart, dà seguito al fortunato Room(s) con quello che è finora il suo album produttivamente più riuscito. Vapor City condensa Hip Hop targato LA, garage, footwork, jungle, in una formula impeccabile ed accessibile. Nella recensione, il passaggio più rappresentativo potrebbe essere questo: “[il producer] fa il suo e lo fa ancora di più pensandosi come un Burial americano in controluce (Dont 1 2 Lose U, Vizion), un Holy Other a Venice Beach o uno Scuba in fregola Om Unit

 

12-inch-jacket

Colin StetsonNew History Warfare Vol. 3: To See More Light

Nelle parole di Stefano Pifferi, Colin Stetson è un musicista “che ha dimostrato da sempre un eclettismo, oltre che una padronanza dello strumento – anzi, sarebbe meglio dire degli strumenti (sassofoni, flauti, clarinetti, french horn ecc.) – che ne ha fatto un punto di riferimento per un range di artisti e ascoltatori molto ampio“. New History Warfare Vol. 3: To See More Light lo presenta alle prese con  “un lungo ed estatico solo di sax in grado di offrire uno spaccato completo e pressoché perfetto dell’artista“.

 

James-Blake-Overgrown

James BlakeOvergrown

Il secondo album firmato James Blake, Overgrown, atteso seguito del fortunato disco omonimo, non stravolge la formula che ha reso famoso il suo autore, ma ne cementa il songwriting e la classe. Gabriele Marino lo cattura, nella recensione, attraverso queste parole “Ancora canzoni ridotte all’osso, ancora qualche tocco di piano, qualche tastiera fuzzata e satura, sottili scheletri elettronici, […] la sensazione è quella del ritornello infinito; del loop vocale, anche se cantato; dell’a cappella, anche laddove non c’è la voce sola […], una cifra autorale e interpretativa cristallina, sempre a un passo dallo sdilinquimento, ma mai oltre“.

 

Oneohtrix Point Never - R Plus Seven

Oneohtrix Point Never – R Plus Seven

Annunciato già giugno 2013 ma pubblicato il 30 settembre, il debutto Warp di Daniel Lopatin sotto l’alias Oneohtrix Point Never ha fatto molto discutere. Nella nota stampa si faceva riferimento a un lavoro vicino, a livello compositivo, alla struttura canzone tradizionale ma, al tempo stesso, ricco dei consueti elementi della produzione di Lopatin. L’album in verità si rivela un progetto ambizioso e massimalista. “Lopatin si asciuga ulteriormente dell’enfasi gotica e dei tic new-age […], adottando semmai tecniche più vicine al minimalismo, come naturale evoluzione della rincorsa all’essenza“, afferma Gaspare Caliri in una delle recensioni più lette e discusse dell’anno.

 

Arctic Monkeys - AM

Arctic MonkeysAM

Prodotto da James Ford e con ospiti importanti come Josh Homme dei Queens Of The Stone AgeBill Ryder-Jones (membro fondatore dei Coral) e Pete Thomas, già batterista della band di Elvis Costello, AM rappresenta un traguardo invidiabile per la band britannica che fonde, in una cifra stilistica matura, le tradizioni rock sia del Regno Unito che americane. “L’istantanea di una band che, a spallate, si sta facendo largo tra i grandi classici dei nostri tempi, intelligente e furba quanto basta per saper piacere senza svendersi” chiosa Luca Falzetti nel suo articolo.

 

tim hecker - virgins

Tim HeckerVirgins

Seguito del già fortunato Ravedeath 1972 del 2011 e registrato live nell’ultimo anno tra Reykjavik, Montreal e Seattle, Virgins rappresenta un nuovo traguardo artistico per il noise designer Tim Hecker. “L’operazione di Hecker non è punto intellettuale. Va comunque alla pancia, o a quella parte del cervello che ha bisogno di un sostegno passionale” afferma Gaspare Caliri in sede di recensione.

 

holden-the-inheritors

James HoldenThe Inheritors

Ad oltre sei anni di distanza dal precedente The Idiots Are Winning, James Holden torna con un sorprendente album di “psychedelic-synth-garage” che si rifà alla lezione dei corrieri cosmici tedeschi. “Chi vince qui non è l’idiota che si ritrova di nuovo accessibile l’intelligent dance music, ma il robotico che gode dei motorik e dell’alternanza tra quattro quarti e l’incedere da Klaus Dinger, tra i trucchi per far salire la scimmia house e l’ipnosi controllata della psichedelia”, afferma Gaspare Caliri nella sua recensione.

 

HAIM - Days Are Gone

HaimDays Are Gone

Pubblicato il 30 settembre su Polydor, dopo tre fortunati singoli – Falling, Don’t Save Me e Forever -, il debutto delle  sorelle di Los Angeles HAIM le conferma autrici pop dall’ottimo potenziale. Secondo Andrea Forti, l’album “convince in personalità” confermando un trio capace di “vivere il momento senza badare tanto alle apparenze“.

 

Laura Marling - Once I Was An Eagle

Laura Marling – Once I Was An Eagle

Bisogna semplicemente prenderne atto, afferma sicuro Marco Boscolo “questo quarto album spinge prepotentemente Laura Marling verso i piani alti del cantautorato folk-rock“. Once I Was An Eagle, di fatto, è sia l’album di una cantautrice che non ha rivali nella sua generazione, sia uno dei lavori più solidi dell’anno a livello di songwriting.

 

Mount Kimbie - Cold Spring Fault Less Youth

Mount KimbieCold Spring Fault Less Youth

Pubblicato il 28 maggio via Warp, il seguito di Crooks & Lovers (2010), che vede per la prima volta il duo al canto e King Krule ospite in due brani, è la “prova istantanea di maturità e salto di qualità“, ci racconta Massimo Rancati nella sua recensione. Non solo il duo abbandona la cameretta per lo studio di registrazione, ma rivoluziona anche la formula dalle fondamenta, concentrandosi su un approccio suonato e su una variegata palette di riferimenti e soluzioni arrangiative.

 

psychic

DarksidePsychic

Pubblicato l’8 ottobre, Psychic, debutto dei Darkside – il producer newyorkese Nicolas Jaar e il chitarrista Dave Harrington – è il risultato di un felice connubio tra disco, house psichedelia e musica cosmica. La chiave del successo della loro formula, nelle parole di Edoardo Bridda risiede “nelle jam blues psichedeliche dei live del 2011 formalizzate magari secondo fascinazioni nu (The Asphodells riferimento per Golden Arrow) e naturalmente aperte a variegate influenze, dai Flaming Lips più abbacinati dal sole agli Air delle vergini suicide (Metatron) e, perché no, il Chris Rea marittimo“.

 

World Music

Kurt VileWakin On A Pretty Daze

Conferma a tutto tondo quella di un Kurt Vile che con Wakin On A Pretty Daze concretizza le idee contenute nel già ottimo Smoke Ring For My Halo. La sua è una delle attuali massime espressioni di un cantautorato rock americano che affonda le proprie radici nella tradizione e classicità seventies. Un limbo mentale da domenica mattina tra pigrizia slacker, voglia di non alzarsi dal letto e ritorni psichedelici della serata precedente, citando Luca Falzetti l’album è il “compendio di quello che Vile può e riesce ad essere, l’icona moderna di un crooning senza età.”.

 

 chelsea wolfe - pain is beauty

Chelsea WolfePain Is Beauty

Pain Is Beauty è l’album della consacrazione per l’ex reginetta degli abissi Chelsea Wolfe. Un lavoro che, secondo Stefano Pifferi, la smuove dal “pantano dell’underground “goth” virato folk più melmoso e declinato di volta in volta in forme doomy, apocalittiche o catartiche“, per avvicinarla ad “una elegante forma di rock virato noir“. Ormai sul trono, sempre inquieto e in movimento, delle dark ladies del rock, Chelsea Wolfe ha scalzato nel cuore degli ascoltatori Zola Jesus, con un lavoro sperimentale ma elegantemente popular.

 

Primal Scream - More Light

Primal ScreamMore Light

Annunciato da Bobby Gillespie a BBC Radio 6 già a febbraio e pubblicato il 14 maggio, More Light sigla il ritorno dei Primal Scream nel pieno della forma. Non siamo ai fasti di Screamadelica, ma di sicuro il nuovo lavoro non ha nulla da invidiare a XTRMNTR, disco peraltro analogo per tensione politica e propensione all’invettiva. Tommaso Iannini, in sede di recensione, ne è entusiasta, anche solo per la forza con la quale la formazione rivendica e attualizza la parola “crossover”. “Non capita così spesso di trovare in questo stato di grazia un gruppo con venticinque anni di carriera alle spalle“.

 

The National Trouble Will Find Me

The NationalTrouble Will Find Me

Il sesto disco della band dell’Ohio trapiantata a New York sublima la fama e il carisma della formazione capitanata da Matt Berninger. Immediatezza e visceralità, i concetti chiave dietro i testi; complessità, invece, per quanto riguarda gli arrangiamenti. L’alchimia, ancora una volta, funziona alla grande. Se Boxer rappresentava la conferma del potenziale espresso già con Alligator e High Violet è stato il tentativo di raggiungere un pubblico più numeroso con brani più catchy, Trouble Will Find Me sancisce la piena maturità artistica della band, afferma Andrea Forti nella recensione.

 

Daughter - If You Leave
Daughter
If You Leave

L’esordio della indie folk band capitanata da Elena Tonra sbaraglia ogni dubbio sulle capacità di scouting di nuovi talenti da parte dell’etichetta 4ad, dopo le prove non folgoranti di Inc. e Indians. Secondo Marco Masoli il tratto caratteristico più importante dei Daughter sono i testi “splendidi e caratterizzati da un male di vivere radicato ed evidente che rende If You Leave un quasi-concept già a partire dal titolo, con l’angoscia dell’abbandono che guida le canzoni dall’interno“. La strofa chiave? Quella contenuta in Youth:If you’re in love, then you’re the lucky one. Cause most of us are bitter over someone”.

 

bill callahan - dream river
Bill CallahanDream River

Nelle parole di Nino Ciglio, Bill Callahan è “diventato ormai simbolo del cantautorato lo fi e del malinconico picchettato sulla sei corde“. In sintesi, riesce ancora a “smuovere anima e testa“, attraverso parole e atmosfere mai banali. Dream River, è cresciuto nei mesi come un piccolo classico della canzone folk. Non stupisce, pertanto, trovarlo tra i candidati a miglior album del 2013.

 

sentireascoltare_Julia-Holter-Loud-City-Song

 Julia HolterLoud City Song

Cover story di settembre, Julia Holter si dimostra abile condensatrice di estetiche passate (una delle ispirazioni principali dell’album è Gigi, il musical girato nel 1958 da Vincente Minnelli e musicato da Frederick Loewe) e presenti (il riferimento costante a Laurie Anderson) in un lavoro che, a detta di Marco Boscolo, è “modellato sapientemente, coerente… …ha il pregio di mostrare ancora una volta gli immensi spazi che il pop può ancora esplorare“.

 

Tracklist

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