Allo stato attuale non possiamo ancora dire se quest’anno sarà ricordato come una – per alcuni tragica – anomalia, come un grande esperimento sociale, come si diceva agli inizi del lockdown, oppure come l’inizio di una nuova fase in cui si dovrà ragionare nei termini di un mondo pre- e post-Coronavirus. Dando per probabile (ma non certo) un vaccino in arrivo entro la prima metà del 2021, quel che sicuramente peserà sulle nostre vite e sui nostri stili di vita musicalmente attivi saranno le reali conseguenze economiche di tutto questo, un’annunciata crisi che per molti è già arrivata e per altri arriverà con l’inverno. E parliamo di una grossa, cazzuta, carogna di liquidità, di posti di lavoro, di case, di affitti. Snobbata dal governo in prima battuta, la filiera musicale che tanto ha dovuto prodigarsi nel manifestare per farsi sentire e ottenere udienza dalle istituzioni, sta già del resto facendo i conti con le prime vittime di questa tremenda congiuntura. Sono già due i club ad aver dovuto chiudere i battenti. E purtroppo non saranno i soli.
Certo, Ticketmaster, Live Nation e le grandi agenzie di booking che non hanno dato altra alternativa se non i voucher per il rimborso dei biglietti di grossi eventi cancellati, non falliranno. E ben avendo presente che per le realtà meno prospere, grandi e solide, quello strumento è stato vitale per la loro stessa sopravvivenza, a rimetterci per le ragioni di cui sopra saranno comunque i più piccoli, anche perché è dura far quadrare i conti se per sopravvivere devi pagare l’affitto e non hai entrate sufficienti, o se hai dovuto chiudere per mesi e quando riapri il distanziamento sociale si traduce in un pubblico pagante non sufficiente alla copertura dei costi. Del resto, se i locali chiudono, i musicisti non suonano e non vengono a loro volta pagati, e così tutti i tecnici e gli addetti ai lavori che rendono tecnicamente possibile un concerto dal vivo su qualsiasi scala e a qualsiasi livello.
Insomma, se qualcuno l’ha scampata, per qualcuno è andata benone, e per qualcuno altro è andata persino parecchio bene (vedi Amazon, con Bezos di gran lunga l’uomo più ricco sul pianeta Terra), in generale saranno sacrifici grossi per la stragrande maggioranza di noi, ed è bene esserne consapevoli. Come è altrettanto doveroso pensare a questi primi sei mesi dell’anno nell’ottica di quei lavori che hanno veramente segnato un solco, proprio come nelle strade e nelle piazze del mondo ha fatto e sta facendo la parte più consapevole del Black Lives Matter e movimenti affini. E se il mondo che ci aspetta sarà un posto peggiore e più duro in cui vivere, a maggior ragione chi ha saputo consegnarci opere degne di questo nome rappresenta una ragione più che mai valida per opporre un po’ di resistenza, frenare la deriva, accendere emozioni. E chi si sta battendo quotidianamente nelle strade e sulla rete affinché le cose cambino ad un livello profondo e strutturale, è fonte di fede e speranze laiche, perché se la religione rimane l’oppio dei popoli, l’arte ne dovrebbe rappresentare la ragion d’essere.
Non vi è una ricetta univoca per un disco da incensare. E sarebbe pure stupido e molto boomer andare a incoronare unicamente i bastian contrari mostrando così annosi pregiudizi nei confronti della contemporaneità, di ogni contemporaneità. Quello che segue è un tentativo di lista ordinata per questi criteri. Sicuramente una lista suscettibile di mille critiche, e come ogni lista così definita, è falsa in partenza. Dylan e il produttore e musicista angolano di stanza a Manchester Nazar non hanno praticamente nulla in comune, se non aver prodotto, ognuno seguendo una propria visione senza compromessi, un disco davvero importante. Sul lavoro del secondo lasciateci citare Andrea Mi. Il testo è estrapolato da una delle due recensioni da lui scritte nei mesi immediatamente precedenti il ricovero e la prematura morte. Morte che ha lasciato un vuoto incolmabile nelle nostre vite. Guerilla è un «esempio di come la riflessione civile, i percorsi biografici, l’indagine sul presente possano essere tutti elementi capaci di entrare in certa produzione sonora contemporanea che non si pone limiti o barriere di genere». Ed è fatto di questa pasta un album che vorremmo sempre esaltare in qualsiasi articolo, listato e modalità, in qualsiasi anno e periodo storico; viceversa non possiamo rimanere indifferenti alle spigolosità di una dimensione invece tutta domestica come quella di Fetch The Bolt Cutters e della capacità della sua autrice, Fiona Apple, di riuscire a catturare a meraviglia un senso di urgenza e insofferenza per lo status quo, di una frizione che da personale si fa universale, e sono le parole di Zevolli.
Poi ad affascinarci sono state anche le sghembe geometrie math rock e le massicce dosi minimal-massimaliste infarcite di afrobeat, quadre neo kraut, ripetitività post-rock e complicazioni prog (e scusate se è poco) degli splendidi Horse Lords di The Common Task. E d’altro canto ci sono piaciuti moltissimo anche due dischi se vogliamo complementari per istanze soul, fluidità di genere e incastri futuristi, come quelli di Yves Tumor (Heaven to a Tortured Mind) e Moses Sumney (græ), due opere senz’altro imperfette, con qualche piroetta di troppo, come del resto lo è il futurismo pop di KiCk i, eppure così urgenti e vive nell’esprimere concetti come identità, isolamento espressivo, urgenze estetiche e, più di ogni altra cosa, una viscerale passione per l’arte. Potremo andare avanti a lungo a parlare di questi dischi – le ceneri di Jaar, l’imperfezione nei beat e nei groove di Caribou, le stanze della memoria di Rustin Man / Paul Webb – e del perché li abbiamo piazzati in quest’ordine ma sarebbe ozioso e ingiusto nei confronti di chi ne ha scritto, meglio del sottoscritto, in sede di recensione.
- Bob Dylan – Rough and Rowdy Ways
- Fiona Apple – Fetch The Bolt Cutters
- Nazar – Guerilla
- Horse Lords – The Common Task
- Moses Sumney – græ
- Yves Tumor – Heaven to a Tortured Mind
- Nicolas Jaar – Cenizas
- Caribou – Suddenly
- Gábor Lázár – Source
- Arca – KiCk i
- Lyra Pramuk – Fountain
- Run The Jewels – Run The Jewels 4
- Rustin Man – Clockdust
- Kate NV – Room For The Moon
- Beatrice Dillon – Workaround
- Soft Pink Truth – Shall We Go On Sinning So That Grace May Increase?
- Bill Fay – Countless Branches
- Colapesce e Dimartino – I Mortali
- Freddie Gibbs & The Alchemist – Alfredo
- Ulla – Trumbling Towards A Wall
- Mark Lanegan – Straight Songs Of Sorrow
- Waxahatchee – Saint Cloud
- Jehnny Beth – To Love Is To Live
- Tim Burgess – I Love The New Way
- King Krule – Man Alive!
- Sonic Boom – All Things Being Equal
- Perfume Genius – Set My Heart On Fire Immediately
- Einstürzende Neubauten – Alles In Allem
- Shabaka Hutchings – We Are Sent Here By History
- Khruangbin – Mordechai
- Nadine Shah – Kitchen Sink
- Ultraista – Sister
- Algiers – There Is No Year
- Magnetic Fields – Quickies
- X – Alphabetland
- RVG – Feral
- Laura Marling – Song For Our Daughter
- Rolling Blackouts Coastal Fever – Sideways To New Italy
- Teho Teardo – Ellipses dans l’harmonie
- Stephen Malkmus – Traditional Techniques
- islet – Eyelet
- Colombre – Corallo
- Squarepusher – Be Up A Hello
- Muzz – Muzz
- OvO – Miasma
- The Devonns – The Devonns
- Nicolas Godin – Concrete and Glass
- Field Music – Making A New World
- Populous – W
- Coriky – Coriky
- Braids – Shadow Offering
- Cabeki – Da qui i grattacieli erano meravigliosi
- Alfio Antico – Trema la terra
- Deerhoof – Future Teenage Cave Artist
- Sparks – A Steady Drip, Drip, Drip
- Peaking Lights – E S C A P E
- Tame Impala – The Slow Rush
- Lorenzo Senni – Scacco Matto
- Masaki Batoh – Smile Jesus Loves YOU
- Austra – HiRUDiN
- Clap! Clap! – Liquid Portraits
- Ghostpoet – I Grow Tired But Dare Not Fall Asleep
- Samsa Dilemma – Everyday Struggle
- K-Lone – Cape Cira
- Shabazz Palaces – The Don of Diamond Dreams
- The Weeknd – After Hours
- Hinds – The Prettiest Curse
- Fera – Stupidamutaforma
- Roly Porter – Kistvaen
- FARWARMTH – Momentary Glow
- Orb – Abolition Of Royal Familia
- Karkhana – Bitter Balls
- Strokes – The New Abnormal
- Amnesia Scanner – Tearless
- HAIM – Women In Music Pt.III
- Hodge – Shadows In Blue
- Don Antonio – The Lockdown Blues
- Phoebe Bridgers – Punisher
- Cocktail Party Effect – Self Titled
- Thundercat – It Is What It Is
- Pigs Pigs Pigs Pigs Pigs Pigs Pigs – Viscerals
- Alessandro Cortini e Daniel Avery – Illusion of Time
- Kaitlyn Aurelia Smith – The Mosaic of Transformation
- Porridge Radio – Every Bad
- submeet – Terminal
- U.S. Girls – Heavy Light
- Non Voglio Che Clara – Superspleen Vol. 1
- Soccer Mommy – Color Theory
- Lee Ranaldo e Refree – Names of North End Women
- Greg Dulli – Random Desire
- Agnes Obel – Myopia
- Ben Watt – Storm Damage
- Shopping – All or Nothing
- Isobel Campbell – There Is No Other
- Mariposa – Liscio Gelli